Interferenze #7: Marisa Merz
28.10.2026 - 04.04.2027
La Fondazione Cerruti presenta Interferenze #7: Marisa Merz, in occasione della mostra Marisa Merz – La danza delle ore presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Fondazione Merz, e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, che celebra il centenario della nascita di Marisa Merz con una retrospettiva senza precedenti.
Il programma Interferenze introduce opere di artisti contemporanei all’interno delle sale della Collezione Cerruti, generando “disturbi creativi” e innescando dialoghi inattesi tra patrimonio storico e presente. Il programma si sviluppa in dialogo con le mostre presentate al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e in altre istituzioni, ma anche con i temi dei Quaderni di Fisica e Metafisica della Fondazione Cerruti, e attraverso interventi e scambi di opere che portano la Collezione Cerruti al di fuori della Villa.
Interferenze #7 porta alla Collezione Cerruti due opere di Marisa Merz, una scultura (Senza titolo, n.d.) e un’opera su carta (Senza titolo, 2010-2012), che si intrecciano con gli ambienti della Villa e con la raccolta di Francesco Federico Cerruti, creando nuovi accostamenti e rimandi tra materia e contemporaneità. Parallelamente, Angelo annunciante, Redentore, Vergine annunciata di Agnolo Gaddi (1387-88) sarà parte della retrospettiva di Marisa Merz al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, in prestito dalla Collezione Cerruti.
Marisa Merz (1926-2019) occupa una posizione singolare nella storia dell’arte recente. Unica protagonista femminile dell’Arte povera, Merz ha sviluppato una ricerca libera da confini, attraversando pittura, disegno, scultura e installazione. Attraverso materiali e gesti essenziali, la sua opera dà forma a un universo in cui figure e immagini rimangono sospese tra esperienza personale e dimensione universale. Nell’opera su carta, Senza titolo, 2010-2012, un volto femminile ricorre come luogo di apparizione e trasformazione, tra segni, stratificazioni e materia. La testina in argilla cruda, dipinta d’oro e di blu, conserva invece l’irregolarità della materia e la traccia del modellato manuale mentre il disco metallico sui cui è posata impreziosisce la scultura suggerendo la dimensione di un altrove. Presentata quest’ultima in dialogo con una scultura di Medardo Rosso, l’opera dell’artista torinese richiama una concezione del volto lontana dal ritratto compiuto in cui la forma si definisce attraverso la materia e la luce.
Interferenze #7: Marisa Merz. Marisa Merz, Senza titolo, n.d. Villa Cerruti, Rivoli. Ph. Silvia Mangosio, Luca Vianello
Interferenze #7: Marisa Merz. Marisa Merz, Senza titolo, n.d. Villa Cerruti, Rivoli. Ph. Silvia Mangosio, Luca Vianello
Interferenze #7: Marisa Merz. Marisa Merz, Senza titolo, n.d. Villa Cerruti, Rivoli. Ph. Silvia Mangosio, Luca Vianello
Interferenze #7: Marisa Merz. Marisa Merz, Senza titolo, 2010-2012. Villa Cerruti, Rivoli. Ph. Silvia Mangosio, Luca Vianello
Interferenze #7: Marisa Merz. Marisa Merz, Senza titolo, 2010-2012. Villa Cerruti, Rivoli. Ph. Silvia Mangosio, Luca Vianello
Marisa Merz, Senza titolo, n.d. © Fondazione Merz. Courtesy Thomas Dane Gallery.
Marisa Merz, Senza titolo, 2010-2012. Courtesy Collezione / Collection Silvia Fiorucci, Monaco.
Marisa Merz è stata una delle figure più originali dell’arte italiana del secondo Novecento. Esordisce negli anni Sessanta con le Living Sculptures, strutture mobili in lamina di alluminio, partecipando dalla fine del decennio alle esperienze dell’Arte Povera, rispetto alle quali sviluppa una ricerca fortemente autonoma. Nel suo lavoro materiali industriali e domestici, tecniche artigianali e gesti quotidiani si intrecciano in sculture, installazioni, disegni e dipinti, spesso attraversando il confine tra spazio privato e spazio espositivo. Dalla metà degli anni Settanta il volto e la figura umana assumono un ruolo centrale nella sua ricerca, in particolare nelle celebri teste realizzate in creta, gesso e cera. Le sue opere sono state presentate in numerose edizioni della Biennale di Venezia e a documenta, oltre che in istituzioni internazionali tra cui Centre Pompidou, Stedelijk Museum, Serpentine Gallery e Metropolitan Museum of Art. Nel 2013 riceve il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia.






